Firenze cambia di nuovo le regole sugli affitti brevi. Dopo il regolamento approvato nel 2025 che aveva introdotto il divieto di nuove locazioni turistiche nell'area UNESCO del centro storico, il Consiglio comunale si è riunito giovedì 4 giugno 2026 per votare un'integrazione che allarga sostanzialmente il perimetro del blocco. Sei ore di dibattito, poi la delibera è passata a maggioranza.

Cosa prevede la nuova delibera

Il provvedimento, presentato dall'assessore allo Sviluppo economico e Turismo Jacopo Vicini, vieta l'apertura di nuovi bed & breakfast e appartamenti destinati all'affitto turistico breve in 504 strade distribuite in nove zone della città: Campo di Marte, San Jacopino, Gavinana, Statuto-Rifredi, Savonarola e altre aree della cosiddetta "cintura residenziale". Il blocco resterà in vigore fino al 2028.

Non cambia nulla per le strutture già attive: il provvedimento riguarda esclusivamente le nuove autorizzazioni. Chi gestisce un affitto breve nelle zone interessate può continuare a farlo.

Perché il Comune ha deciso di intervenire

Lo "spillover" degli affitti brevi verso i quartieri residenziali è una delle trasformazioni più visibili che osservo passeggiando per Firenze negli ultimi anni: strade un tempo abitate da famiglie e artigiani che si riempiono di trolley e cartelli con codici QR per l'accesso agli appartamenti.

I dati pubblicati dall'amministrazione parlano chiaro: nel 2025 Firenze ha registrato oltre 4,7 milioni di arrivi turistici, il 10% in più rispetto al 2024, con una media di oltre due notti per soggiorno. Le locazioni turistiche in città hanno raggiunto quota 16.906 unità, pari al 56% dei posti letto complessivi. In alcune aree tra il Duomo e Piazza della Signoria si contano quasi tre appartamenti turistici per ogni abitazione affittata a residenti stabili.

Ma è il fenomeno dello "spillover" — lo spostamento degli affitti brevi verso i quartieri fuori dal centro — che ha spinto la giunta guidata dalla sindaca Sara Funaro ad agire. Nelle zone immediatamente esterne all'area UNESCO, la percentuale di abitazioni destinate all'affitto turistico oscilla tra il 20% e il 44%. Un dato che, secondo l'amministrazione, non è più sostenibile.

La sindaca Funaro, intervenuta in Consiglio, ha sottolineato che le sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana — che avevano respinto i ricorsi degli operatori del settore contro il primo regolamento — hanno confermato un principio: la tutela della vivibilità della città viene prima degli interessi commerciali individuali.

Le opposizioni: protesta sotto Palazzo Vecchio

La delibera non ha trovato consenso unanime. Il giorno stesso del voto, alcune centinaia di persone hanno manifestato in Piazza della Signoria contro il provvedimento. Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia, ha sostenuto che misure analoghe adottate a Barcellona e New York hanno prodotto un solo effetto concreto: l'aumento dei prezzi alberghieri, senza che i residenti tornassero nei quartieri svuotati. Gli organizzatori della protesta hanno ricordato che il settore degli affitti brevi coinvolge ormai migliaia di famiglie fiorentine.

Dal versante opposto, i sostenitori del provvedimento fanno notare che nei primi cinque mesi del 2026 sono già state rilasciate 270 nuove autorizzazioni (contro le 132 del secondo semestre 2025), a dimostrazione che la corsa all'acquisto di immobili da destinare all'affitto turistico è tutt'altro che terminata.

Ho seguito il presidio sotto Palazzo Vecchio dai resoconti online. Le ragioni di chi manifesta non sono campate in aria: migliaia di famiglie fiorentine si sono costruite un reddito intorno agli affitti brevi. Ma altrettante famiglie hanno lasciato i quartieri storici perché non riuscivano più a permettersi l'affitto. Non è una questione semplice.

Un dibattito che riguarda tutta Italia

Firenze non è sola. Il tema degli affitti brevi e dell'overtourism è al centro del dibattito politico in tutte le principali città d'arte italiane. Venezia, Roma, Milano e ora anche Firenze stanno cercando strumenti normativi per gestire un fenomeno che la tecnologia — e le piattaforme digitali — ha reso strutturale in pochi anni. La città del Rinascimento sceglie di farlo con i divieti. Se funzionerà, lo si vedrà entro il 2028.


Fonti: La Nazione (1 e 4 giugno 2026), ANSA Toscana (4 giugno 2026), Il Post (27 maggio 2026), Sbircia la Notizia (4 giugno 2026), Comune di Firenze


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